Home Page Forum Spazio libero CONDANNATI ALL’APOROFOBIA O…RISVEGLIARSI ALLA VITA? Rispondi a: CONDANNATI ALL’APOROFOBIA O…RISVEGLIARSI ALLA VITA?

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mon.schaffer
Partecipante

È un approfondimento molto interessante e molto utile per rivisitare l’immaginario collettivo che tende a stigmatizzare questo tema! Ma questo tuo post va oltre: tende a sollecitare gli strumenti atti a “utilizzare” la povertà per trasformarla in risorsa produttiva, fondando l’azione e l’agire su parametri alternativi rispetto ai principi economici e soprattutto finanziari, che attualmente ci invadono. Proprio da queste riflessioni ho rivisitato, dagli studi trascorsi, la dimensione sostenuta da Amartya Sen che definisce la povertà come “carestia di libertà”… che va oltre la carenza di denaro, in quanto tale assenza si tradurrebbe come effetto della mancanza di un certo “bagaglio”. Sen parla di capabilities, dunque reti sociali, istruzione, comunità ecc. che provocano l’impossibilità di mettersi in gioco e guadagnare. Come si evince nel post qui sopra: i ricchi temono perché d’improvviso la rete che garantisce la loro condizione e ruolo potrebbe mancare… Proprio per questo motivo bisognerebbe che la “società dei ricchi” entri in empatia con la “società dei poveri” creando una società civile in grado di evitare la mancanza di capabilities e dunque, oltre ad agevolare l’ingresso del povero nel mondo del ” benessere” si eviterebbe che i ricchi possano cadere nella povertà…. Significherebbe creare un nuovo “modus vivendi” costruito tramite la capacità empatica del ricco verso il povero, dissacrando la paura…
ma per giungere a questo dovremmo modificare i nostri obiettivi, rivedendo le finalità dell’economia neoclassica.