Home Page Forum Spazio libero CONDANNATI ALL’APOROFOBIA O…RISVEGLIARSI ALLA VITA? Rispondi a: CONDANNATI ALL’APOROFOBIA O…RISVEGLIARSI ALLA VITA?

#1679
s.cifiello
Partecipante

Madamina abissina, di Stefano Cifiello

William Hazlitt (1788-1830) in Characters of Shakespearar’s Plays (1817) tratteggiando la tragedia Coriolano, da lui definito “autentico emporio di temi politici”, scrive: “Preferiamo essere gli oppressori che gli oppressi”, riferendosi ovviamente al comportamento degli esseri umani.
A un suo recensore critico, che lo incalzava per questa e altre frasi con significato simile, dicendo: “Proviamo forse più piacere nel leggere di una bestia predatrice che imperversa, che non dello rufolo del pastore in mezzo ai monti?” Hazlitt rispose: “No, ma nel leggere della bestia predatrice proviamo senz’altro piacere, in virtù proprio di quel senso di forza scisso dal senso di bene, che ci riconcilia con l’incedere dei conquistatori e possenti cacciatori dell’umanità, i quali arrivano a far tacere lo zufolo del pastore in mezzo ai monti e spazzano via il gregge che lo ascolta”.
Hazlitt era un filo-giacobino e bonapartista, e quando scrisse il suo capolavoro già si pone, però, fra gli “sconfitti della Storia”, sia per il tempo, sia per il luogo del suo operare di letterato, di certo apprezzabile ancor oggi, ma che i suoi critici, appartenenti all’establishment monarchico di allora, avrebbero voluto punire addirittura con la deportazione in Australia.
Perché Hazlitt, che era un radicale, quindi appartenente alla cosiddetta “Sinistra”, era così criticato per affermazioni che certo oggi stonerebbero se espresse dalla Destra più becera?
Perché svelava quello che occorreva tenere celato: la grande rappresentazione politico religiosa dei regni restaurati dopo la Rivoluzione e Napoleone. L’alleanza del Trono e dell’Altare che in modi e forme differenti, non trattabili qui, stava trasformando con la Restaurazione, la Civiltà occidentale in un enorme ordigno generante la “sottomissione delle masse”, che erano scappate di mano con la Rivoluzione francese e col Grande Corso.
Fino al punto che oggi alla frase di Hazlitt “Preferiamo essere gli oppressori che gli oppressi” molti appongono in finale un punto interrogativo. Se non addirittura si fanno cullare la mente dalle note e dai versi della Guerra di Piero di Fabrizio De André.
Se è ben certo che nelle civiltà arcaiche, di cui parla anche la Bibbia (Es 20, 5; Lv 26, 39; Is 14, 21), “la colpa dei padri ricade sui figli”, fu la Restaurazione che ha progressivamente fatto emrgere nei singoli in Europa il “senso di colpa”, creando delle Teocrazie in cui, come in tutte epoche e i luoghi in cui si sono manifestate, hanno fatto sì che gli individui siano costretti a sentirsi responsabili del benessere generale, anche se il loro influsso sul potere decisionale e sull’azione effettiva risulta essere minima o pressoché nulla.
Nelle Teocrazie ovviamente il Dio di cui si tratta non è necessariamente il Dio Cristiano (famose furono quelle degli Inca e degli Aztechi), ma può essere anche una costruzione ideologica, come è stata il Marxismo-leninismo e lo Stalinismo o anche (e lo chiamerò così per opposizione al termine in uso) l’Americanismo.
Il gregge dell’umanità occidentale ben pasciuta e ordinata, anche dai propri sensi di colpa, è oggi prima di tutto troppo stordita dagli zufoli del pastore che si è alleato col cacciatore, di cui diceva Hazlitt.
I nuovi cacciatori non sono più lupi feroci o orsi, ma hanno i volti e le sembianze delle stesse pecore e come le pecore sembrano inermi.
I nuovi capi hanno ben capito che occorre smorzare l’arroganza che li spinge a primeggiare, di cui invece sono intrisi, rendendosi fintamente umili, apparentemente al servizio del branco, ma soprattutto costringendo il branco a sentirsi sempre più colpevole degli errori e delle scelte che loro in quanto capibranco compiono.
Dal 2020, impastoiati dal chiedersi se sia o no Politically Correct che Montanelli avesse una “madamina” abissina che gli scaldasse il letto nel 1936, gli italiani non sono riusciti ancora a chiedersi perché le donne in Italia abbiano avuto accesso al Voto solo nel 1946. Nello stesso anno di: Camerun, Corea del Nord, Gibuti, Guatemala, Liberia, Macedonia, Trinidad e Tobago, Venezuela e Vietnam. In Germania ciò avvenne nel 1918, nell’UK fra il 1918 e il 1928. Tanto per dire ….