Home Page Forum Spazio libero NERO COME IL ‘PETROLIO’, COME LA NOTTE DELL’OBLIO CHE STIAMO VIVENDO Rispondi a: NERO COME IL ‘PETROLIO’, COME LA NOTTE DELL’OBLIO CHE STIAMO VIVENDO

#1710
s.cifiello
Partecipante

Parlar male di Pasolini di Stefano Cifiello

Ci fu un epoca in cui “parlar male di Garibaldi” significava mettersi contro tutti. Eppure, se si vuole col “senno di poi”, i limiti politici e soprattutto militari del nostro “eroe dei due mondi” oggi sono più che evidenti.

Così è di Pier Paolo Pasolini. Ci è voluto il “vate degli indifendibili” (Massimo Recalcati) che ha rimosso, qualche mese fa, la polvere che si era posata sui alcuni prodotti minori dell’ingegno pasoliniano, chiamiamolo così. Non mi interessa qui giudicare Pasolini, ma fornire materiale di riflessione.

Così ritrovo – e poi voi continuate a parlar male del Web – “Contro i capelli lunghi” articolo del 7 gennaio 1973 sul Corriere della Sera. Così comincia PPP:
“La prima volta che ho visto i capelloni è stato a Praga. Nella hall dell’albergo dove alloggiavo sono entrati due giovani stranieri, con i capelli lunghi fino alle spalle. […] Sono rimasti lì seduti per una mezzoretta, osservati dai clienti, fra cui io […] I due non hanno detto parola (forse – benché non lo ricordi – si sono bisbigliati qualcosa tra loro: ma suppongo qualcosa di strettamente pratico, inespressivo). Essi, infatti, in quella particolare situazione – che era del tutto pubblica, o sociale, e, starei per dire, ufficiale, – non avevano, affetto bisogno di parlare […] Si trattava di un unico segno – appunto la lunghezza dei loro capelli cadenti sulle spalle – in cui erano concentrati tutti i possibili segni di un linguaggio articolato”.
Tralascio il resto. È sufficiente questo per me, ma ognuno ne faccia ciò che vuole: può ricercare l’articolo e leggerlo nel web, anche nella grafica originale. Anticipo che nella restante parte ritornano i soliti “temi pasoliniani”. Emerge però già in queste poche righe:
• Il provincialismo estremo di quell’uomo definito “di cultura”, di già 50 anni, ma anche dei sui editori che consentono la diffusione su un quotidiano allora prestigioso (forse per deriderlo, chissà?) del pensiero di uno che fa “scienza delle proprie impressioni”.
• La reificazione che PPP propone, tanto che i due individui sono già “non persone”, “capelloni”, per diventare via via meno che animali, non in grado di parlare, di comunicare: manichini, che non possono far altro che offrirsi allo sguardo degli astanti.
Pasolini suppone che i due fossero lì a esporre i propri lunghi capelli come un prodotto di mercato, che una qualche Internazionale del Crimine Capitalista avrebbe voluto venderci, e che essi tacessero perché incapaci di parlare, in quanto rappresentati di una moda e non semplicemente perché “non avevano niente da dirsi” o per le altre 1.000 manchevolezze o eccessi soggettivi, che ciascuno si può trovare a sperimentare.

1973, pensate all’Italietta che era, che dovette sguainare un Pasolini Intellettuale Comunista, che poté così dar voce a tutte le proprie idiosincrasie per fare la Morale, come un Curato di campagna: Destra contro Sinistra, Borghesia contro Proletariato, Europa contro Terzo Mondo, e anche lì Poveri contro Ricchi, senza neppure lontanamente rendersi conto di ciò che un qualsiasi ragazzetto di oggi supporrebbe immediatamente: “Ma forse quei due di Praga erano un po’ inebetiti, perché fatti?”.

Pasolini guardava i capelli, come lo stolto guarda il dito, ma forse non ha saputo cogliere la droga che cominciava a farsi largo?