Home Page Forum Spazio libero Brevi spunti riflessivi per una Sociologia relazionale in veste d’aiuto

Stai visualizzando 1 post (di 1 totali)
  • Autore
    Post
  • #1364
    mircomarchet
    Partecipante

    Preludio laconico

    La sociologia, nel “dopo moderno” ha bisogno di recuperare il fattore umano, in parte estromesso dagli ultimi riferimenti, soprattutto quelli funzional-strutturalisti (prima il Sistema) cui possiamo riconoscerne in Luhmann il capostipite più autorevole, e lo fa introducendo per l’appunto l’apporto relazionale attraverso un paradigma offerto da Pierpaolo Donati che introduce un paradigma relazionale, sia nell’interpretazione dei fatti contemporanei, sia nelle risposte pretese in merito ad una rielaborata lettura dei fatti. Lo schema da cui si parte, è lo schema, paradigma, AGIL, di Parsons, riassemblato da Donati in Refero e Religo. In base a questa impostazione che vede l’individuo immerso in una rete di relazioni efficaci, la sociologia tenta di darsi una autonomia sua propria, rivolgendosi, sia ad individui, che a gruppi vari (amici, gruppo di pari, famiglie, équipe di lavoro..), ponendoli in relazione a…

    La sociologia, si dota di strumenti suoi propri, affinché le categorie (singoli, gruppi, organizzazioni, comunità..) chiedendo un cambiamento, operano un cambio di stato, da una condizione di mal-essere, verso una condizione di maggior ben-essere. Da una condizione di dis-agio ad una di maggior agio. Ovviamente, nulla per la sociologia viene dato per aprioristicamente buono. Così, come l’acqua, se addizionata di energia passa da uno stato liquido, ad uno vaporoso, rompendo o indebolendo vecchi legami per dare origine a nuovi, ugualmente anche in questo caso, ogni prassi procedurale deve essere misurabile, replicabile da terzi e confutabile. Questo conferisce una scientificità al metodo. Ovviamente, il sociologo relazionale, non è uno psicologo, non è un counselor, non è un terapeuta, piuttosto possiamo ritenerlo un facilitatore che, attraverso strumenti suoi propri, riesce a facilitare la scoperta di risorse latenti, addentrandosi in una rete composta di vincoli e facilitazioni, che permettano il passaggio di stato volto ad un maggior benessere. Ma lo fa adottando specifici strumenti propri della sociologia relazionale. Così, se il chirurgo usa il bisturi come strumento, l’avvocato il codice civile o penale, l’animatore gli strumenti ludici, ri-creativi e di attivazione culturale, la psicologia l’inconscio, il transfert…pure la sociologia, con la lettura in senso relazionale ed usando strumenti suoi propri, diviene una professione che intende proporre, a singoli, gruppi, organizzazioni, comunità..dei cambiamenti volti al raggiungimento di un maggior benessere. In questo, il sociologo relazionale diviene un professionista che opera, in forma retribuita, assecondando un metodo scientifico. Opera per l’uomo inserito nel suo contesto orientandosi verso il raggiungimento di un maggior benessere.

    Aggiungo che, anche attraverso la “conversazione interiore”, la sociologa Magaret Archer, affina ed approfondisce il concetto di relazione, dotando di ulteriori strumenti la sociologia relazionale di Donati, passando anche dal concetto di identità a quello di identificazione.

    A questo punto, la sociologia, si veste di umanità e volgendosi verso professioni d’aiuto alla persona, o al gruppo, o alle comunità, o alle varie organizzazioni… pur cercando di orientarsi verso simili obiettivi di quelli perseguiti anche dalla psicologia (ben-essere), adotta però in autonomia un nuovo approccio alle problematiche, affinché il ben-essere venga perseguito, direi anzi, progettato dando corpo ad un progetto che il professionista costruisce assieme all’utente attraverso un percorso in cui, dopo aver condiviso gli obiettivi principali, viene effettuato sotto la guida del sociologo esperto, riconoscendo però competenze contestuali anche all’utente.

    Affinchè, poi, non si abbia ad incorrere in equivoci interpretativi da parte di altri professionisti provenienti da altre discipline, sempre orientate all’aiuto, possiamo collocare il sociologo relazionale nel comparto delle “consulenze”. Il sociologo relazionale è quindi un consulente che, attraverso strumenti suoi propri, cerca di operare nell’utenza, in forma retribuita essendo egli un professionista, quel passaggio di stato volto al raggiungimento di un maggior benessere.

    Ora, senza andare a sviscerare in questa sede le varie teorie che intendono evidenziare la relazione sul primato dell’individuo (Max Weber) o del Sistema (Luhmann), in questa fase, posta in forma di fucina e laboratorio, si intende promuovere una serie di incontri, nella forma di webinar, che promuovano il confronto efficace, che operino una messa a punto degli “strumenti” in uso, che pongano come rilevante e rilevabile il cambiamento, riscontrabile in primis dall’utente, un cambiamento che abbia nel suo senso posto in obiettivo, quello dell’aiuto alla persona (vista nel senso relazionale ed inserita in un contesto di relazioni a rete di cui egli ne forma il nodo). Oltre a questo, vi saranno ulteriori argomenti in trattazione, ad iniziare da una forma di contratto, tra il consulente e l’utenza e che abbia in obiettivo, il rispetto delle reciproche figure in interazione. Una sorta di codice deontologico sottoscritto in premessa dalle controparti (Consulente-Utente)

    Si decida intanto tra noi, un giorno ed una data per un primo incontro.

    Saluti,

    Mirco Marchetti

Stai visualizzando 1 post (di 1 totali)
  • Devi essere connesso per rispondere a questo topic.