Home Page Forum Spazio libero UN PROBLEMA DI DEMOCRAZIA: LE FAKE NEWS E LA COMUNICAZIONE INGANNEVOLE

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    Gianluca Piscitelli
    Amministratore del forum

    Perché le cd. fake news – e più in generale la comunicazione ingannevole – rappresentano un problema e, nello specifico, un problema per la democrazia?

    Cominciamo, innanzitutto, col chiarire cosa sarebbe una ‘fake news’. Nella sua definizione più semplice, la fake news è una notizia, un’informazione falsa volta a indurre chi legge (sia che trattasi di un foto o qualcosa di scritto), volutamente in inganno. Solitamente, la motivazione alla base di un’operazione di manipolazione come questa è il potere.

    Altro aspetto importante da evidenziare è che la comunicazione ingannevole e, nel suo ambito, le ‘fake news’ sono sempre esistite. Dalla donazione di Costantino alla Chiesa cattolica ai Protocolli dei Savi di Sion (che sarebbero stati inventati dai servizi segreti zaristi sulla base di materiale vero già esistente); dalle foto di metà ottocento che – mediante un fotomontaggio oggi risibile – ritraevano nobildonne nude o in posizioni sessuali esplicite, alle attuali foto che circolano anche a scopo intimidatorio su internet; tutto ciò sta a raccontarci come nella storia dell’uomo l’uso strumentale della comunicazione, per fini politici o più genericamente manipolatori, sia sempre esistito.

    Ciò che cambia oggi è la ‘viralità’, ossia che tramite le nuove tecnologie, i telefonini è possibile amplificare in misura esponenziale rispetto al passato l’azione di manipolazione ed influenzamento che ha come scopo ultimo, lo dicevamo, il potere ossia l’assoggettamento dell’altro. Tornando alla nostra domanda: perché allora le fake news sono un problema per la democrazia?

    Se si osservano i dati relativi agli utenti del web, sappiamo che più del 60% dei giovani tra i 25 e i 35 anni non sa distinguere tra una notizia vera e una notizia falsa. Una percentuale che si ridurrebbe al 50% per gli utenti di fascia d’età 45-55 anni. Ma sono, comunque, percentuali molto elevate. In tali condizioni, allora, come si può partecipare adeguatamente e con piena cognizione al ‘gioco democratico’? Cosa o chi si elegge quando si va alle urne? In tali condizioni, viene da pensare, una scelta vale l’altra per l’elettore….

    Pertanto, i giovani (ma non solo) sembrano essere più fragili e soli di fronte alle trame del potere (degli uomini di potere) che impediscono l’accesso all’informazione. La risposta a questa condizione non può essere, certo, la paura che limita – o meglio, autolimita – la propria libertà. Bisogna sostenere tutti, e in particolare i giovani, a essere sempre più vigili e informati ma anche coraggiosi nel rapportarsi con il proprio ambiente, con la tecnologia, con la realtà che vivono. Certo, resta il nodo cruciale: l’accesso all’informazione.

    Ma non è solo l’accesso all’informazione a dover essere garantito. Ai fini dello sviluppo del discorso democratico ci sembra cruciale lo sviluppo di due particolari tipi di competenze: la prima è quella di ordine etico-morale. Le persone, cioè, devono essere pienamente consapevoli di cosa voglia dire essere cittadini.

    La seconda competenza è legata all’uso della conoscenza: non è solo importante accedere all’informazione, ma bisogna anche saperla usare.

    Lo ‘step’ successivo riguarda l’organizzazione di un ‘azione collettiva per il cambiamento o il sostegno della democrazia. Mancano, purtroppo, delle grandi narrazioni (‘grandi’ perché possano coinvolgere ampiamente, quindi siano condivisibili) e grandi narratori. Ognuno di noi, potenzialmente, potrebbe esserlo. Ed è paradossale che, proprio mentre si moltiplicano le possibilità tecnologiche di comunicazione, i media, per narrare; sempre più difficile è trovare dei bravi narratori e delle buone storie da narrare. Storie che mobilitino.

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