Home Page Forum Spazio libero La menzogna: limiti e costi di una pratica sociale molto diffusa

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    Gianluca Piscitelli
    Amministratore del forum

    E’ un esercizio di non poca importanza, per la salvezza della propria anima non meno che per la salute del proprio corpo, quella di interrogarsi (e praticare, così, un minimo di riflessività), riguardo alle tante volte in cui nella nostra vita, nello svolgersi della propria quotidianità, assumiamo delle credenze false sulla realtà dei fatti. Non solo ne assumiamo ma, di queste false credenze, siamo produttori in un gioco di rappresentazioni (una farsa?) che, rispecchiandosi nelle coscienze e nei corpi di coloro con i quali entriamo in contatto, attivano un gioco di interpretazioni e rimandi che ci distanziano sempre più dalla concretezza della realtà.
    Spesso, troppe volte probabilmente, siamo noi stessi i destinatari delle informazioni non vere di cui siamo i produttori, ossia ci poniamo come oggetto della nostra stessa manipolazione, ma non siamo certamente nella menzogna se affermiamo e assumiamo consapevolezza del fatto che abbiamo responsabilità anche di quelle che ‘altri-da-sé’ (il vicino di casa, la/il nostra/o partner, il nostro capufficio, il politico che seguiamo e che magari abbiamo votato…il ‘sistema’!) vorrebbero imporci. Difatti c’è uno stretto legame tra responsabilità e manipolazione: parrà, ovvio, ma spesso è l’ovvio che fugge dall’occhio, alle volte persino dall’occhio di chi ambisce ad essere più attento e consapevole.
    Certamente, dire delle menzogne, credere a delle menzogne, vivere nella menzogna ha un suo risvolto ‘strategico’ sul piano esistenziale quando pretendiamo di vivere in un ‘sogno’, oppure non vogliamo accettare la realtà perché è troppo dolorosa o è per qualsivoglia motivo difficile da affrontare. Magari perché cerchiamo delle facili scorciatoie o abbiamo scoperto che possiamo vivere sulle spalle di altri che hanno smesso o a cui è faticoso pensare e scegliere di essere respons-abili, ossia abili a rispondere alla realtà che vivono, che sperimentano sulla propria pelle tutti i giorni.
    In fondo la menzogna, così letta e descritta, sembrerà ad alcuni (forse, a molti), un male di poco conto perché afferisce ai piani esclusivamente discorsivi sia interiore, privato (le cose che ci raccontiamo e come ce le raccontiamo), sia interpersonale, pubblico (le cose che ci vengono raccontate e come ce le raccontano), i cui contenuti veicolati li innalziamo a verità; ‘verità’ intorno alla quale facciamo ruotare poi le nostre vite o sulla quale basiamo le nostre scelte. Il dramma che ne consegue, però, è che così finiamo per privilegiare una delle dimensioni dell’esistenza, quella della narrazione, dimenticando che esistono anche quella della conoscenza e, soprattutto, dei modi d’essere ossia del modo in cui facciamo società (persino con noi stessi) e risolviamo concretamente i problemi. Stare nella menzogna è sempre un prendere le distanze dalla realtà.
    Ecco, allora, che viviamo nella menzogna quando ‘compriamo’ il diploma ai nostri figli – in una delle tante ‘istituzioni della scorciatoia’ costituite dalla scuole private per il cosiddetto recupero degli anni scolastici – illudendoci di potergli agevolare la conquista di un dignitoso posto di lavoro, senza considerare la concretezza del fatto che il contribuire alla prosperità del ‘mercato dei titoli a pagamento’ non fa che sminuire se non annullare il valore intrinseco dei diplomi stessi (per di più inflazionandone la presenza); ma, ciò che ci sembra più dannoso, irresponsabile, immorale, irrispettoso dell’unicità dei nostri cari è la ‘sconferma’ del loro sentire, essendo probabilmente più orientati a sviluppare un’intelligenza che può non essere necessariamente quella linguistica o logico-matematica ma altre (sociale, spaziale, musicale, ecc.), per il cui sviluppo occorrerebbe seguire un percorso diverso.
    Abbiamo deciso di vivere nella menzogna scegliendo di indebitarci (e al contempo guardando oltre o chiudendo gli occhi riguardo alla landa desolata che circondava la nostra nuova abitazione; e credendo solo alle sirene del mercato), per vivere in una delle tante promesse mancate della modernità urbanistica romana, rappresentate dalle zone di nuova edificazione spuntate come ‘cattedrali nel deserto’ e totalmente sganciate dal resto della città per assenza di infrastrutture, di trasporti, di spazi e iniziative che agevolino il fiorire della vita sociale, di un’identità ed un’appartenenza condivise.
    Decidiamo di vivere nella menzogna quando per le nostre scelte elettorali ci affidiamo alla narrazione di chi, dietro il manto borbottante di una retorica apparentemente orientata all’interesse comune, stuzzica il nostro individualistico tornaconto, dimenticando che non viviamo nel ‘vuoto pneumatico’ e che ogni briciola di risorsa sottratta al bene comune si trasforma in un pericoloso veleno sociale che rende più difficile e costosa la vita a tutti. Nessuno escluso, sebbene a diversi gradi di sofferenza.
    Pretendono di farci vivere nella menzogna coloro i quali improvvisano una falsa opposizione politica dopo essere stati i protagonisti di una mal gestione sperperante e irrazionale delle risorse pubbliche.
    Il ‘Piano freddo’ di alcuni Municipi di Roma Capitale – in quanto sociologi applicati con esperienza di programmazione socio-sanitaria – non ci stupisce che sia fallito sulla scia dell’ipocrisia, della menzogna di chi addirittura ha pensato che l’umanità verso i senzatetto si potesse esaurire nel garantire loro l’accesso alla dose vaccinale. Continuiamo solo a chiederci quanta vita debba essere ancora sprecata per il pernicioso indugiare nel non connettere, nel non far corrispondere quanto dichiarato alla concretezza della vita in tutte le sue manifestazioni. E ci auguriamo che l’attuale amministrazione ne abbia tratto un’importante lezione, senza il rischio di inaccettabili ripetizioni o ‘rinvii a settembre’, se non vere e proprie bocciature, per l’anno futuro.
    Ci auguriamo, infine, che tutti, ma proprio tutti riflettano sul fatto che vivere nella menzogna per accidia, indolenza, disonestà, incompetenza, prepotenza, pigrizia, insofferenza alla responsabilità è incommensurabilmente più costoso dell’affrontare concretamente la realtà e risolverne i problemi.

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