Home Page Forum Spazio libero Le perplessità sull’uso del termine ‘clinico’ per il sociologo

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  • #1455
    Gianluca Piscitelli
    Amministratore del forum

    Riportiamo di seguito alcune brevi righe rilasciate da Alessio Saponaro, Responsabile del SistER-Sistema Informativo sulle Tossicodipendenze della Regione Emilia-Romagna:
    “L’associazione dell’aggettivo “clinico” alla sociologia mi lascia sempre molto perplesso, e per una serie elevata di motivazioni che, per lo spazio qui concesso, cercherò di sintetizzare.
    Clinica è un’attività connessa strettamente con la professione del medico; chi come me opera nell’ambito della sanità sa ben distinguere cosa è clinico, cosa è riabilitativo, cosa è sociosanitario.
    Il sociologo non è stato formato per l’attività clinica, terapeutica o riabilitativa. Andiamo a inserirci su un campo dove vi sono professionisti estremamente preparati alla relazione: medici, psicologi, terapisti della riabilitazione, educatori, assistenti sociali, fisioterapisti. Spesso questi professionisti hanno corso o master della durata di anni.
    A questo si aggiunga che mai un sociologo sarà assunto per attività riabilitativa.
    Inseguendo la chimera dell’attività “clinica” ci perdiamo importanti sviluppi per la professione del sociologo: attività nel campo dell’organizzazione dei servizi, della valutazione, della programmazione, del socio-sanitario, della ricerca operativa, dei sistemi informativi, …
    La mia idea, personalissima, è di sviluppare le competenze realmente spendibili sul mercato del lavoro”.

    Cosa ne pensate?

    #1569
    PASQUETTO.STEFANO
    Partecipante

    Salve, mi chiamo Stefano Pasquetto, sono un sociologo e sono nuovo del laboratorio, quindi mi presento. Opero da diversi anni principalmente nel campo della sociologia industriale specificamente collegata al diritto industriale (marchi, disegni e modelli). Il mio impegno si svolge sia a livello forense, sia per i privati (aziende e studi legali). Nel 2001 ho ottenuto il titolo di perito merceologo iscritto all’Albo della CCIAA di Roma dopo aver passato un esame specifico nella categoria “abbigliamento” per poi potermi iscrivere anche come perito del tribunale civile e penale. Nel mio percorso professionale, dal 2006 sono stato il titolare di una agenzia investigativa civile e penale fino a due anni fa mentre ora mi sono impegnato a seguire un Master universitario in Criminologia che terminerò a breve. Detto ciò, la mia esperienza va oltre le problematiche del diritto industriale avendo potuto conoscere e lavorare su altre tipologie di reato quali lo stalking, l’uso di stupefacenti e l’omicidio stradale. Tra le tante mail che ricevo, quando ho sentito parlare di “sociologia clinica” ciò mi ha incuriosito molto tanto da chiedere di poter accedere al gruppo. Rispondendo ad Alessio Saponaro, se è pur vero che il sociologo non possiede competenze di attività cliniche a livello di professione medica in seno a riabilitazioni e/o terapie, è anche vero che il suo paziente, la società attuale, è forse uno dei più importanti soggetti in seno al quale spesso vengono riscontrate serie malattie che purtroppo non possono curarsi con vaccini, antibiotici ovvero operazioni chirurgiche ma con elaborati progetti che richiedono un eccellente saper fare “clinico”. Ho sentito spesso medici, psicologi, avvocati, ingegneri, fisici, ecc., ecc. opinare su temi e argomenti di natura sociologica, non avendone né arte e né competenza, ma il sociologo non ne fa un caso accademico o di titolo, in quanto crede nella democrazia ovvero nella libera manifestazione del pensiero. Concedeteci quindi, cari discepoli di Ippocrate, l’uso di un termine a voi tanto caro, consigliando di aprire di più gli orizzonti delle possibilità e ricordare che da sempre tutte le scienze sono volte all’approfondimento della conoscenza intesa come autocoscienza del possesso di informazioni connesse tra di loro le quali se prese singolarmente, possono ritenersi inutili. Buon lavoro.

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