Home Page Forum Spazio libero Se la sociologia andasse a scuola…

  • Questo topic ha 3 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 5 mesi fa da maucolait.
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    [ di Fabio Cinnadaio ]

    Le classiche domande che spesse volte ci rivolgono a noi sociologi e laureati in Sociologia sono: Che cos’è la Sociologia? Cosa studia la Sociologia? Cosa significa essere sociologi? Cosa fa un sociologo? Chi è il sociologo?

    Ogni volta ci ritroviamo a rispondere a queste domande per far capire dettagliatamente cosa facciamo e perché lo facciamo, ma soprattutto quale sia la nostra identità; visto l’enorme tecnicismo e l’enorme praticità sociale che oggi investe le nostre vite quotidiane.

    Ad oggi blogger, influencer, video maker, sembrano essere delle vere e proprie eccellenze lavorative tra i più giovani e tra i cosiddetti nativi digitali. I sociologi invece? Potremmo rispondere che hanno il compito di studiare da vicino, non solo queste nuove figure, ma capire quale sia stata la reale trasformazione della società, perché è avvenuta? Cosa l’ha determinata? Perché queste nuove figure riescono a far breccia tra i più giovani, tra gli studenti e tra i ragazzi in generale? Sarebbe interessante però che quella stessa Sociologia potesse entrare nella scuola, ma non dalla finestra o dagli scantinati più remoti, ma essere la vera protagonista per poter sedere tra i ragazzi delle varie scuole.

    Dialogare con loro, pianificare con loro, programmare con loro e perché no: progettare con loro. Cosa? Confronti, idee, pensieri, momenti, esperienze, storie di vita, disagi, frustrazioni, paure, emozioni, amori. Nulla di tutto questo. Come mai? Perché? Interrogativi che ormai ci attanagliano da anni. Ormai nella scuola, salvo rare eccezioni, il sociologo non è conteggiato. La Sociologia non è mai menzionata, così come non viene sottolineato mai il suo ruolo, la sua figura, le sue mansioni e la sua operatività. Nemmeno per pura curiosità.

    La stessa disciplina e professione potrebbero apportare notevoli contributi all’organizzazione della stessa scuola ed entrare nei tavoli tecnici per pianificare, programmare, monitorare e valutare. Non a caso, il Ptof (Piano Triennale di Offerta Formativa) che viene redatto ogni tre anni dal Consiglio dei Docenti e approvato dal Consiglio d’Istituto è un documento di estrema delicatezza ed importanza, che mira a perseguire, fini educativi e formativi di ogni singolo Istituto, siano esse umane, professionali, territoriali, sociali ed economiche. Esso mette in campo i vari attori, i quali si presenteranno sul palcoscenico di un istituto, tracciando la direzione da seguire e la meta da raggiungere, indagando e attuando: analisi del contesto e dei bisogni di un territorio, indicando strategie da seguire e quali modelli di organizzazione mettere in campo.

    Applicando infine, monitoraggi e valutazioni, che rientrano a pieno nelle competenze dei sociologi e della Sociologia medesima. Persino problemi sociali, dinamiche e conflitti di gruppo, organizzative, di disagio giovanile, familiare e di eventuali devianze rientrano nel campo sociologico, ma ricondotte alla sola Psicologia o al massimo alla Pedagogia e alla Scienza dell’educazione. Così come sono limitate le scuole nelle quali è possibile insegnare la nostra disciplina. Salvo il Liceo delle Scienze Umane e l’Istituto Agrario, nella quale si insegna Sociologia urbana e rurale, per il resto non vediamo riconosciuta la nostra disciplina né come insegnanti né come professionisti. Le sole classi di concorso, valide per l’insegnamento nelle scuole secondarie di secondo grado: la A18 e la A65 sono davvero poca cosa, per i tanti che aspirano a diventare insegnanti, vista anche l’alta concorrenza e coabitazione alle stesse classi di concorso con altri laureati in: Psicologia, Filosofia, Pedagogia, Scienze dell’educazione, Scienze della comunicazione. A questo si aggiunge anche una notevole riduzione delle ore, rispetto agli insegnamenti di altre discipline.

    Poche scuole e poche ore per una disciplina così completa, arguta e innovativa, che è abituata a trattare di tematiche sociali delicate e quotidiane per la crescita ed il miglioramento dei propri cittadini e della propria società. Nemmeno i nuovi indirizzi: Economico – Sociale, istituzionalizzati con la riforma del 2010, hanno dato la giusta vitalità ed il necessario apporto alla disciplina, rimanendo non solo tutto o quasi invariato, ma riducendo ancora di più il ruolo della stessa Sociologia.

    Spostando lo sguardo alle scuole di grado inferiori: Infanzia, Primaria e Secondaria di Primo grado la situazione diventa ancora più critica. Infatti, in nessun caso è richiesta la laurea in Sociologia. Nell’Infanzia e nella Primaria la fa da padrone il solo Diploma Magistrale, vista anche la sentenza del Consiglio di Stato, che ha dichiarato tale diploma abilitante a tutti gli effetti per l’insegnamento, dandole un notevole prestigio ed importanza. Così come negli ultimi anni si è aggiunta la sola laurea in Scienze della Formazione Primaria.

    Mentre nella Scuola Secondaria di Primo Grado non è previsto nessun tipo di inserimento specifico per le discipline sociologiche né al pari delle altre lauree. Negli altri Enti Locali e per alcuni concorsi, tale laurea è spesse volte equipollente a Scienze Politiche ed Economia, nella scuola questa equipollenza viene meno. Quest’ultima avrebbe dato maggiori possibilità di inserimento alla disciplina e maggiori inserimenti ai sociologi stessi, anche verso altre classi di concorso. Nonostante le limitate possibilità della disciplina, gli aspiranti sociologi – insegnanti, sono chiamati allo stesso modo a compiere numerosi sacrifici per accedere nella scuola. Infatti, non solo dovranno superare un concorso pubblico, ma essere in possesso dei 24 CFU previsti dal D. Lgs 59/2017, in metodologia e tecnologie didattiche, antropologica culturale, psicologia dell’ apprendimento, pedagogia speciale e didattica dell’ inclusione.

    Tali crediti vengono acquisiti presso un’ Università pubblica, privata o qualsiasi Ente Afam (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica), anche in modalità telematica. Qualora queste competenze e discipline fossero già acquisite nei percorsi di studi, gli aspiranti sociologi – insegnanti dovranno farsi certificare dalle proprie Università gli esami attraverso il rilascio della “Certificazione di conformità degli obiettivi formativi e contenuti didattici” (decreto 616/17).

    #1128
    Gianluca Piscitelli
    Amministratore del forum

    Condivido!

    #1134
    Webmaster
    Amministratore del forum

    Hai ragione

    #1180
    maucolait
    Partecipante

    concordo

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