di Louis Wirth

La sociologia, fin dalle sue origini, si è presentata non soltanto come disciplina teorica, ma anche come scienza utile per risolvere concreti problemi pratici e su questa base ha costruito la sua credibilità, le sue attese sociali, i suoi principali indirizzi di ricerca. È diventata una scienza i cui risultati sono ampiamente diffusi: molti concetti ed espressioni sociologiche sono entrati massicciamente nel senso comune e nei modi di operare delle istituzioni, sono ritenuti utili per capire meglio la società e le sue trasformazioni. In questi ultimi anni, come ci ricordano alcuni autori, la sua presenza nella vita sociale si è affievolita: la sociologia ha perso molte delle originali passioni per la giustizia sociale, l’equità, i diritti umani, la libertà politica o più semplicemente per un mondo migliore. Ora, dopo anni di arretramento, si pone l’esigenza di recuperare la presenza sociale della sociologia. Per questi motivi il saggio il saggio di Louis Wirth sulla sociologica clinica pubblicato nel The American Journal of Sociology nel 1931 e per la prima volta sapientemente tradotto in italiano da Gianluca Piscitelli per la collana Quaderni di Sociologia clinica (Homeless Book www.homelessbook.it) è molto utile. Il saggio di Wirth ci riporta alle origini della sociologia e alle sue funzioni sociali, all’esigenza di un’applicazione della sociologia alla risoluzione di problemi sociali. Wirth usa il termine sociologia clinica per definire le osservazioni, i metodi di approccio e le tecniche attraverso i quali la sociologia può offrire un contributo al miglioramento della vita sociale e per la comprensione e il sostegno delle persone che presentano problemi concreti. Il termine clinico deriva dal greco star chini, ed è utilizzato in medicina per indicare i trattamenti che avvengono a fianco del letto; riportato nell’ambito della pratica sociologica, implica vicinanza, disponibilità e per questo è ritenuto da Wirth un termine appropriato. Il termine sociologia clinica nel suo insieme è utilizzato per indicare l’applicazione di concetti e metodi della sociologia volti a determinare cambiamenti individuali e sociali, per collegare mutamenti strutturali alla vita delle persone, coglierne le interazioni; per accrescere la consapevolezza, a livello individuale o di gruppo, dei fattori sociali e culturali che formano e modificano l’identità delle persone, che favoriscono comportamenti considerati problematici, effetti non voluti; per formulare strategie capaci di fronteggiare i problemi rilevati. Come ci ricorda Gianluca Piscitelli nella sua ricca e articolata introduzione, la sociologia clinica è la messa in opera di una molteplicità di pratiche volte a formulare una diagnosi sociologica e la cura di gruppi e membri di gruppi nella comunità, determinare positivi mutamenti sociali e linee di sviluppo, risolvere problemi legati all’identità delle persone e alla coesione dei gruppi. Il saggio di Wirth delinea l’identità di una professione sociale spesso non sufficientemente valorizzata: i sociologi clinici, negli Stati Uniti in particolare, sono agenti di cambiamento che cercano di migliorare la qualità delle vita attraverso l’analisi e l’intervento fondati su una prospettiva sociologica, che aiutano le persone a meglio fronteggiare le esigenze poste dal loro contesto di vita. Ciò che caratterizza la loro pratica professionale è la capacità d’intervento in una pluralità di contesti, la capacità inventiva sia nell’applicazione del sapere sociologico, sia nel prospettare le soluzioni. La lettura del saggio di Wirth ci può aiutare per valorizzare la sociologia e per comprendere il ruolo e la funzione sociale del sociologo. Ci aiuta a ritornare alle origini della sociologia applicata, alla “vocazione terapeutica” che ne ha segnato per anni lo sviluppo, alle sue radici riformistiche, ripercorrere i motivi che hanno portato alla crisi della sua presenza sociale: le esigenze poste da una legittimazione scientifica della disciplina hanno contribuito ad abbandonare le ingenuità e le confusioni analitiche e metodologiche di una fase storica della sociologia, ma ne hanno disperso, allo stesso tempo, l’intenzione partecipativa, la volontà di collegare la ricerca sociale all’impegno civile.

(Remo Siza)

Recensione su “La Critica Sociologica” di Maria Immacolata Macioti

QSC 7 – Sociologia clinica

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