di Everardo Minardi

UNA RIFLESSIONE E ALCUNE PROPOSTE PER LO SVILUPPO DI UNA PROFESSIONE DEL SOCIALE.

Le azioni possibili e praticabili per favorire lo sviluppo della professione del sociologo attraverso l’arricchimento del sapere teorico e tecnico e l’individuazione degli ambiti e delle organizzazioni in chi è chiamato ad attivare processi di cambiamento

IL SOCIOLOGO IN AZIONE NEL CAMPO E NELLE ORGANIZZAZIONI SOCIALI

È ormai noto come la figura del sociologo sia rimasta per lungo tempo legata alla sua origine accademica e ad una formazione che riproduce un profilo di operatore di alta formazione con spiccate competenze nel campo della riflessione teorica e della ricerca empirica.

In realtà, la prevalente collocazione dei laureati e dei dottori di ricerca nell’area disciplinare che si richiama alla sociologia ha spinto i titolari di tali competenze in diversi ambiti applicativi, sia nell’ambito delle istituzioni pubbliche (da quelle statali a quelle locali), delle organizzazioni di servizi (da quello sociale e sanitario, a quello culturale, formativo, della comunicazione  e del marketing), che hanno progressivamente accompagnato la evoluzione del sistema economico a base industriale.

Ne risulta nei fatti un sociologo in azione, che è chiamato ad agire nelle istituzioni, nelle organizzazioni, nelle imprese sociali e negli organismi di terzo settore, mettendo in pratica le conoscenze e le metodologie acquisite nel periodo di formazione universitaria.

Alcune conseguenze sono evidenti, sul piano generale:

Il sociologo non fa solo ricerca e la ricerca sociale non è il suo requisito di base

L’acquisizione delle informazioni, la loro elaborazione, la loro analisi sono abilità specifiche che il sociologo possiede, ma nel campo sociale, nelle istituzioni, nelle organizzazioni e nelle imprese è chiamato a mettere in campo ed a sviluppare azioni volte alla diagnosi dei problemi sociali (problem setting) e conseguentemente alla loro soluzione (problem solving), con l’ausilio delle conoscenze acquisite, ma anche con altre abilità e competenze che non sempre si acquisiscono attraverso la formazione di base in ambito universitario.

Il sociologo è chiamato ad attivare e gestire i processi di cambiamento sociale nei diversi ambiti dove opera

Nella netta distinzione con le figure professioni incaricate degli aspetti normativi e della loro applicazione nell’ambito di istituzioni e di organizzazioni e con le figure investite di funzioni di regolazione e di amministrazione delle risorse economiche e finanziarie degli organismi di appartenenza, il sociologo è chiamato a manifestare le proprie competenze nella soluzione di problemi sociali, che richiedono la capacità di mobilitare gli stakeholders interessati ed avviare ed a gestire i processi di mutamento di spazi, strutture, regole e processi che generano i problemi sociali, oggetto dell’intervento. A tutto ciò si connette anche la capacità del sociologo di mobilitare e coinvolgere tutti gli shareholders che negli ambiti di intervento possono fortemente condizionare la risoluzione dei problemi sociali da affrontare e da risolvere. Di conseguenza, nel profilo professionale del sociologo, oltre alla sua formazione teorica e tecnica di base, orientata alla competenza nella ricerca sociale, va inserita stabilmente la sua competenza (e quindi la sua formazione on the Job) nella gestione dei processi di cambiamento sociale, organizzativo, dei sistemi sociali relazionali.

Il sociologo è portatore di saperi pratici, di sviluppi e innovazioni nei metodi e nelle tecniche di intervento sociale, che lo distinguono rispetto ad altri profili professionali

Allo stato attuale, a parte alcune significative eccezioni, non ci sono luoghi di ascolto, comunicazione, scambio, registrazione di saperi e di innovazioni realizzate da sociologi nel loro lavoro professionale, elementi diversi e non riferibile di per sé ai paradigmi propri della teoria e della metodologia della ricerca sociologica. Anche tentativi accennati nell’ambito di alcune associazioni di sociologi professionali, non hanno trovato alcuna attuazione concreta. Occorre di conseguenza, agire consapevolmente – di intesa con sociologi interessati a rafforzare e ad arricchire il profilo professionale e lavorativo di tale figura – per realizzare due azioni di carattere generale.

Le DUE azioni di carattere generale da realizzare

  1. Dalla dispersione di saperi, pratiche, esperienze di lavoro sociologico alla accumulazione degli stessi, attraverso la creazione di spazi di incontro, comunicazione, confronto, registrazione degli elementi del cambiamento e della innovazione sociale sviluppati nei diversi contesti applicativi delle attività di intervento e di cambiamento sociale in cui opera il sociologo.
  2. Dalla attività preliminare volta ad accumulare ed a rendere riconoscibile e fruibile il capitale delle conoscenze e delle tecniche sviluppato dal lavoro dei sociologi sul campo occorre promuovere, attraverso le diverse modalità tecniche e pratiche oggi disponibili, la loro socializzazione, anche per promuovere una dimensione di confronto critico che allo stato attuale si può rilevare come debole e discontinuo nell’ambito di incontri e confronti tra sociologi che non costituiscono una comunità professionale.
IL SOCIAL WORKING DEL SOCIOLOGO – Manifesto per lo sviluppo della professione del sociologo

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