di Everardo Minardi.

La convocazione da parte dei sociologi metodologi dell’Ais di un convegno sul tema “Innovare il metodo. Quale futuro per la ricerca sociale?”  (per il prossimo gennaio a Milano) induce qualche riflessione sul tema: quali influenze sul lavoro pratico, applicato, professionale del sociologo at work?

Di certo il convegno, che riunisce essenzialmente i sociologi che operano nelle Università ed in altri centri/istituti di ricerca, si interroga su quale futuro si profili per la ricerca e non per la pratica sociale.

Tuttavia, è bene riconoscere che qualche novità di approccio sta avvenendo anche nel campo della metodologia. Infatti, seppur lentamente, si sta affermando l’attenzione verso la Mixed Methods Research, con nuove soluzioni nella connessione tra quantitativo e qualitativo, ma – di maggior interesse per i sociologi at work – risulta l’emergere di nuovi modelli narrativi e di storytelling, che stanno accelerando mutamenti significativi nel campo della ricerca biografica e delle ricerca non standard.

Per i sociologi professionali, non accademici, si tratta di elementi non sufficienti per rispondere alle esigenze di un lavoro sociologico pratico ed applicato; ma, se la ricerca è un momento preliminare e preparatorio capace di orientare alla intervento per la risoluzione dei problemi sociali e quindi di produrre mutamento negli assetti sociali che producono bisogni e disagi sociali, il cambio di prospettiva che sembra delinearsi sul piano metodologico, si rivela di un certo interesse.

È significativa, infatti, la riduzione delle distanze tra la conoscenza (quantitativa, per modelli teorici ed analitici) e l’azione che si traduce nella partecipazione e nella condivisione del processo di cambiamento che si va a produrre nel contesto sociale; tra i portatori di bisogni e di domande sociali e gli attori che attraverso la condivisione, partecipano attivamente alla ricostruzione delle istituzioni e delle regole sociali.

Oggi, i sociologi che lavorano sul campo (at work), sempre più spesso privi di un qualche riconoscimento (giuridico e contrattuale) delle loro specificità professionali, si trovano nella necessità di rafforzare anche la specificità di metodo e di pratica del proprio lavoro professionale. Con l’effetto positivo di rendere visibile e valutabile il lavoro di diagnosi e cura fatto dal sociologo sul campo, in netta distinzione rispetto al lavoro di diagnosi e di cura proprio dello psicologo ed alla consulenza giuridica amministrativa delle figure di manager pubblici e sociali.

“Mediare, esplorare, spiegare, anche predire” si appalesano come le parole d’ordine dell’affermazione del lavoro del sociologo/ricercatore sociale che operano nelle sedi istituzionali e non della ricerca.

“Conoscere, partecipare, condividere per fare problem setting per costruire processi partecipati di problem solving” si propongono come metodo di lavoro sociologico per il cambiamento sociale.

In questa direzione occorre muoversi, accelerando per quanto possibile i propri passi. 

INNOVAZIONI DI METODO PER “FARE” DELLA SOCIOLOGIA. QUALI?

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