La riflessione di Annamaria Perino su Quaderni di Sociologia

La copertina dell’ultimo numero, disponibile anche in versione ‘Open Edition’, della celebre rivista fondata 70 anni fa da Nicola Abbagnano e Franco Ferrarotti

a cura della Redazione

L’ultimo numero della rivista Quaderni di Sociologia, il numero 85 pubblicato dalla Rosenberg & Sellier, è davvero speciale. Innanzitutto, perché vengono celebrati i settanta anni della rivista fondata da Nicola Abbagnano e Franco Ferrarotti; e, per l’occasione, è proprio quest’ultimo a tirare le fila di un lungo e luminoso percorso che ha rappresentato, in quasi tre quarti di secolo, e analizzato le crisi e gli sviluppi, i mutamenti e le trasformazioni della società contemporanea, attraverso una riflessione critica documentata sui temi, persistenti e nuovi, che si impongono alla coscienza civile: dalle politiche dell’istruzione e dell’ambiente ai movimenti sociali, dalla comunicazione politica ai rapporti tra innovazione tecnologica, formazione e occupazione, dagli interventi di peacekeeping delle forze armate all’universo di Internet, dall’immigrazione al modello sociale europeo.

Ma il numero 85 è altresì speciale perché presenta al lettore una riflessione collettiva, ‘a tutto tondo’, sullo stato attuale e i possibili sviluppi – non solo accademici – ma anche professionali e pubblici della sociologia italiana. Riguardo agli aspetti precipuamente professionali extra-accademici, va evidenziato l’articolo di Annamaria Perino che insiste nel sottolineare le esigenze e le preoccupazioni che attanagliano la comunità sociologica italiana: “dalla necessità di definire ciò che è la Sociologia, in Italia, a livello teorico e pratico, politico, culturale e professionale, alla necessità di consolidare la sua presenza sociale, contrastando la marginalizzazione della disciplina; dalla esigenza di ricomporre la comunità sociologica, creando collegamenti costanti tra riflessione teorica e attività pratica, alla esigenza di comunicare ad altri quali sono i compiti e le attività del Sociologo, per approdare al riconoscimento formale della professione sul mercato del lavoro, facendo leva sulla propria base di conoscenze. Non di rado i Sociologi reclamano percorsi formativi più strutturati, che consentano di attribuire – come per altre professioni – delle ‘specializzazioni’, e azioni della comunità professionale finalizzate a conseguire il riconoscimento delle specifiche competenze attribuibili alla figura in questione”.

Così, dopo aver illustrato le potenzialità della norma tecnica UNI 11695:2017, utile per la certificazione professionale, norma dalla quale si potrebbe partire per innescare un urgente e non più procrastinabile processo di cambiamento, Annamaria Perino giustamente sottolinea che “se la Sociologia è quella disciplina che, per vocazione, si occupa degli aspetti riguardanti la vita sociale e la relazionalità (istruzione, lavoro, nuove tecnologie, trasformazioni sociali, politiche economiche, ecc.), va da sé che il Sociologo per occuparsi dei suddetti aspetti debba possedere specifiche conoscenze e competenze, conoscenze e competenze che vanno costantemente aggiornate e tarate su contenuti attuali e che presuppongono la progettazione di una formazione adeguata e coerente con le richieste del mercato”. Parafrasando Everardo Minardi, l’Autrice ricorda come “non di rado, i Sociologi non trovano una collocazione lavorativa destinata allo specifico profilo professionale, essendo chiamati a svolgere un mix di compiti ed attività che sono trasversali a più figure professionali”. Ecco perché sembrerebbe indispensabile lavorare principalmente su due fronti: “a) sul fronte della formazione per rendere più professionalizzanti i titoli di studio; b) sul fronte del mercato del lavoro per diffondere la conoscenza della disciplina e promuovere l’occupabilità dei Sociologi in diversi settori”. Facendo necessariamente riferimento, però, più che a un piano teorico riguardo alle prospettive di spendibilità della disciplina, “alle potenzialità del ruolo dei professionisti già all’opera anche nella rigenerazione e nel potenziamento dei servizi – sanitari, socio-sanitari e sociali – del nostro Paese”.

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LA SOCIOLOGIA PROFESSIONALE E IL SUO MALESSERE

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