A colloquio con il Prof. Vincent de Gaulejac, la Prof.ssa Patricia Guerrero e il Prof. Fernando Yzaguirre

di Gianluca Piscitelli

Continuano gli appuntamenti seminariali del Corso di Laurea in Sociologia dell’Universidad del Atlantico coordinati dall’instancabile Prof. Fernando Yzaguirre. Il quarto appuntamento, che ha avuto luogo virtualmente sulla piattaforma Zoom lo scorso giovedì 3 settembre 2020 (alle ore 15,00 per l’Italia), è stato di particolare importanza per la presenza come relatori del Prof. Vincent de Gaulejac – fondatore e direttore per tanti anni del Laboratoire de Changement Social et Politique oltre che Professore Emerito di Sociologia presso La Sorbonne di Parigi – e della Prof.ssa Patricia Guerrero – docente alla Pontificia Catolica de Chile; per il tema trattato e per la metodologia utilizzata volta a far comprendere in che termini si concretizza l’intervento esperienziale in sociologia clinica. A tal riguardo, Yzaguirre ha altresì condotto una breve attività laboratoriale utilizzando la tecnica del Radio Forum.

A parte il numero dei partecipanti al seminario – limitato, a poco più di duecento, causa i vincoli di accesso e partecipazione della piattaforma utilizzata – è da sottolineare la varietà dei contesti nazionali dai quali si sono collegati: Francia, Spagna, Stati Uniti, una larga parte dei paesi latinoamericani. Dall’Italia eravamo presenti noi del LAB-SPAC. Significativa, poi, la presenza di docenti noti a livello internazionale come il Prof. Amalio Blanco (Universidad Complutense de Madrid) e la Prof.ssa Jan Marie Fritz (University of Cincinnati, Ohio), quest’ultima già docente del primo Master al mondo in Sociologia che si svolse in Italia, presso l’Università degli Studi di Teramo, nell’A.A. 2006-2007.

Dopo l’apertura dei lavori da parte di Yzaguirre, Patricia Guerrero ha anticipato l’intervento di de Gaulejac, del quale è stata allieva, insistendo sull’importanza dell’esperienza soggettiva per la ricerca e per l’intervento sociologici. Un’esperienza che include l’immaginario individuale e collettivo e che chiama in causa lo stesso sociologo da considerarsi come il ‘primo oggetto di ricerca’. Il tipo di conoscenza che se ne trae dal rapporto interattivo con la realtà non è lineare, bensì assimilabile ad una spirale. Ecco perché la sociologia clinica contempla il soggetto in cambiamento costante….il soggetto sociale è, così, per sua natura ‘complicato’ e la sociologia clinica dimostra che non siamo poi così tanto razionali.

Questa consapevolezza induce alla necessità di articolare diversi saperi: quello ‘scientifico’ (ossia, quello impartito nell’ambito dell’università); quello ‘professionale’, lavorativo; e quello, non meno importante, che è ‘comune’. Questi tre saperi intrattengono un rapporto continuo e si influenzano vicendevolmente, ma non hanno lo stesso potere. Da qui la necessità di porsi in una prospettiva costruttiva che consenta di superare eventuali asimmetrie e dare un senso estensivo alla decolonizzazione della conoscenza sociologica. Ecco perché il valore della sociologia clinica consisterebbe nel rendere il ricercatore/operatore cosciente che il proprio sapere non può prescindere dall’esperienza e dal contesto di ricerca/azione.

Dal canto suo, de Gaulejac ha proseguito illustrando le tappe dell’intervento sociologico clinico sottolineando che non possiamo ridurre l’umano che soffre ad un insieme di organi da guarire. I conflitti sono al cuore dello psichico, ma anche della vita umana e sociale. Il paradigma delle scienze esatte e quello ‘quantitativista’ ai quali si è ispirata in larga parte la Sociologia finora, maltrattano l’umano e i rischi psicosociali possono essere considerati come i sintomi di questo maltrattamento. E’ imperativo, allora, considerare l’essere umano come un fine in sé stesso e non un mezzo.

Per de Gaulejac è ormai l’ora di rendersi definitivamente conto che non dobbiamo più opporre la teoria alla pratica ma, semmai, che è imprescindibile sviluppare delle metodologie e degli spazi che permettano di confrontare i suddetti tre saperi. Dobbiamo avere il coraggio di combinarli anche se i sociologi accademici si oppongono fermamente a tutto questo. La clinica, difatti, è ascolto dell’altro, accettazione dell’alterità e della possibilità di altre verità. L’idea da sviluppare, quindi, è che non possiamo fare a meno di nessuno dei tre saperi. Certo, la sociologia resiste alla ‘clinica’ perché si è strutturata, si è costruita ‘contro’ o in opposizione alla psicologia. E se Durkheim, nel tentativo di dare ‘consistenza’ scientifica alla Sociologia ha sviluppato l’idea dei fenomeni sociali come cose; oggi, è più saggio riferirsi al Bourdieu de La misere du monde (La miseria del mondo), che si interroga sul perché la sociologia si sia costruita contro l’esistenziale, il personale, l’esperienza; condannandosi per lungo tempo a non comprendere la sofferenza umana.


(Gli interessati possono accedere alla registrazione del seminario attraverso il seguente link: https://www.facebook.com/socioclinica/videos/3414803735206474/?vh=e&extid=dObQrHYuQP8boNot&d=n)

Si ringrazia il Programa de Sociologia della Universidad del Atlantico di Baranquilla (Colombia), nella persona del Prof. Fernando Yzaguirre per l’autorizzazione ad utilizzare i contenuti del seminario.

L’intervento esperienziale in sociologia clinica