di Gianluca Piscitelli

“(…) Il fatto che non si possa più prescindere da una metodologia d’intervento in Sociologia si giustifica non solo nel riconoscere all’operatore sociologico un più ampio margine di azione e un allargamento dei confini del suo operare, al di la della mera fase di ricerca; ma anche con la necessità di ampliare gli spazi, i livelli d’indagine e di modificare i confini di comprensione della realtà con la quale si confronta in ragione degli obiettivi, condivisi, che si intende perseguire. E’ così necessario affermare che ciò che riteniamo di pertinenza sociologica è imbrigliato nell’idea che abbiamo della sociologia e del lavoro sociologico. “Problematizzare” questa idea, vuol dire riconoscere la creatività del sociologo nei termini di una legittima celebrazione del proprio esserci, come affermazione delle potenzialità inespresse legate alla propria formazione e alla propria identità professionale. Non si tratta solo di concepire qualcosa, ma di realizzarlo in quanto al di la delle esperienze del sociologo come operatore e della sua unicità, ad esempio, nell’alveo delle professioni sociosanitarie; la sua creatività è un atto sociale, un’esperienza di condivisione con gli altri operatori e/o con i suoi clienti di questa sua celebrazione e l’affermazione del proprio potere di essere e fare in relazione con l’altro. E’ questa pienezza d’espressione che giustifica il proprio scopo di esserci come operatore, per cui la creatività è anche la celebrazione dell’incontro con l’altro che vuol dire dare spazio all’esperienza di contatto (…)”

QSC 4 – IL VALORE DELL’ESPERIENZA PER LO SVILUPPO DELLA PROFESSIONE SOCIOLOGICA. RICERCA-AZIONE E PRATICA CLINICA